Da Tamga una marshrutka affollatissima (contiamo 31 passeggeri per 14 posti) ci porta a Karakol, all'estremità est del lago Yssyk Kol.
In Lenina Ulitsa Alessia ruzzola per terra, si sbuccia un ginocchio e si squarcia il palmo della mano. Con la fine del comunismo, guardare la cartina anziché la strada in Lenina Ulitsa non è una buona idea: via Lenin non è certo la prima strada di cui si provveda a coprire i buchi! La strada sembrava deserta ma Alessia non fa tempo ad alzare la testa che 5 o 6 persone sono intorno ad aiutare ed a verificare le condizioni. Una coppia ci spinge nel loro giardino, ci offre acqua per lavare le ferite, tè e dolci fatti in casa.
E così viene fuori che lui è di Karakol, Yuguro, mentre lei è di Bishkek, kirghisa. A Karakol, ultima grande città prima delle frontiere nord orientali kazake e cinesi, convivono diverse minoranze, tra cui gli Yuguri ed i Dungani, che il Kirghistan condivide con la Cina. Ad ogni modo, due persone squisite. Ci fanno una raffica di domande, rispondono alle nostre e ci accompagnano in auto fino alla nostra pensione.
La giornata passa tra un po' di sano turismo - la moschea dungan, disegnata da un architetto di Pechino all'inizio del XX secolo sullo stile delle pagode cinesi, è la cosa più esotica che abbiamo visto sino ad ora -, ed i preparativi per il trekking: gli ultimi approvvigionamenti ed un passaggio dalla sede di Destination Karakol, utile ufficio informazioni per chi vuole esplorare le montagne intorno a Karakol e Jeti Oguz. Sulla regione che ci interessa, a sud di Jirgalang però non sono molto ferrati: meglio chiedere direttamente alla loro sede di Jirgalang.
E così faremo! Zaini chiusi, ferite incerottate, siamo pronti.
In Lenina Ulitsa Alessia ruzzola per terra, si sbuccia un ginocchio e si squarcia il palmo della mano. Con la fine del comunismo, guardare la cartina anziché la strada in Lenina Ulitsa non è una buona idea: via Lenin non è certo la prima strada di cui si provveda a coprire i buchi! La strada sembrava deserta ma Alessia non fa tempo ad alzare la testa che 5 o 6 persone sono intorno ad aiutare ed a verificare le condizioni. Una coppia ci spinge nel loro giardino, ci offre acqua per lavare le ferite, tè e dolci fatti in casa.
E così viene fuori che lui è di Karakol, Yuguro, mentre lei è di Bishkek, kirghisa. A Karakol, ultima grande città prima delle frontiere nord orientali kazake e cinesi, convivono diverse minoranze, tra cui gli Yuguri ed i Dungani, che il Kirghistan condivide con la Cina. Ad ogni modo, due persone squisite. Ci fanno una raffica di domande, rispondono alle nostre e ci accompagnano in auto fino alla nostra pensione.
La giornata passa tra un po' di sano turismo - la moschea dungan, disegnata da un architetto di Pechino all'inizio del XX secolo sullo stile delle pagode cinesi, è la cosa più esotica che abbiamo visto sino ad ora -, ed i preparativi per il trekking: gli ultimi approvvigionamenti ed un passaggio dalla sede di Destination Karakol, utile ufficio informazioni per chi vuole esplorare le montagne intorno a Karakol e Jeti Oguz. Sulla regione che ci interessa, a sud di Jirgalang però non sono molto ferrati: meglio chiedere direttamente alla loro sede di Jirgalang.
E così faremo! Zaini chiusi, ferite incerottate, siamo pronti.
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